Nos Ombres (Our Shadows)

Settembre 27, 2024-Gennaio 10, 2025 – Monaco

A cura di Caroline Courrioux

Eftihis Patsourakis, Untitled (24 July), 188 x 125 cm, olio e fumo canvas, 2024 Courtesy dell'artista e Sylvia Kouvali London / Piraeus

Catturare l’ombra dei fiori: un’idea che ha qualcosa di poetico e che richiama l’incertezza e l’indecisione. Le due serie di opere presentate da Eftihis Patsourakis al Quai giocano con questa idea d’ombra — dall’ombra ingiallita proiettata dal tempo che passa fino alla nostra stessa ombra, che incombe come una minaccia.

Attraverso una serie di nuovi dipinti realizzati appositamente per la mostra durante una residenza al Moulin des Ribes a Grasse, l’artista fa emergere le tracce di un mondo in fiamme, di una quotidianità che va in fumo e che, esalando, disegna mondi cosmici e spettrali.

La pratica di Eftihis Patsourakis inizia sempre con un processo di raccolta: una passeggiata ai margini della città durante la quale l’artista colleziona oggetti abbandonati e dimenticati, come ombre. Una scarpa da bambino, una chitarra, la corteccia di un albero, una piuma d’uccello: tutti riferimenti a una realtà quotidiana che passa e si accumula nel corso delle nostre vite. Questi frammenti diventano la materia delle sue opere, una materia che l’artista brucia e trasforma. Metamorfosato — un’alchimia polverizzata di particelle, cenere e polvere — il fumo annerisce la tela, la brucia e ne segna la superficie.

Evocare il fuoco significa praticare la distruzione, ma anche compiere un rituale che apre a ciò che deve ancora venire, un rito ancestrale di purificazione. «Tutto cambia con il fuoco» (Bachelard).

Il fumo ottenuto dall’artista bruciando i residui raccolti varia a seconda dell’oggetto e della sua consistenza, del vento che attraversa lo studio in quel momento o dell’inclinazione della tela. L’artista sospende il dipinto al soffitto e ne orienta la superficie affinché dialoghi con il fumo degli oggetti bruciati, disegnando forme galattiche e cosmogonie.

Nella serie delle nature morte, il lavoro riguarda anche ciò che resta, l’archivio di una vita dietro la cornice. L’ombra proiettata, ritagliata, crea un fotogramma. Negli anni Settanta, i kit di ricamo a punto croce venivano venduti come mezzo pratico per creare dipinti domestici seguendo un codice cromatico “per numero”. Una volta terminato il ricamo, spesso con motivi floreali, questo veniva appeso al muro.

Queste nature morte lievemente malinconiche, con la loro creatività organizzata all’interno di uno spazio delimitato, evocano già la griglia modernista. L’artista le ha raccolte in diversi mercatini delle pulci. Nel processo di scorniciatura, una volta rimossa la tela ricamata dal supporto in cartone, ciò che appare è l’ombra proiettata del disegno che ogni punto aveva protetto dalla luce del sole. Ciò che rimane è l’ombra — la traccia di una vita che il dipinto ha osservato mentre era appeso al muro di una cucina o di una camera da letto, l’ombra proiettata dal tempo che fugge.

Prima di diventare una tecnica sviluppata da Nicéphore Niépce e Louis Daguerre, i disegni realizzati con la luce da William Henry Fox Talbot costituiscono i primi passi della storia della fotografia e pongono la questione di come preservare il contorno di un’ombra o la traccia della luce.

Le due serie si fondano su processi fotografici: la luce del sole o il fumo fissano l’immagine di un oggetto e della sua malinconica assenza.

NOTE BIOGRAFICHE

Eftihis Patsourakis (n. 1967, Creta) vive e lavora ad Atene. Tra le sue mostre personali si ricordano Painting (Rodeo, Londra, 2023), Ζωγραφική / Painting (Rodeo, Pireo, 2023), Doings on Time and Light (mostra a due con Michael Anastassiades, Rodeo, Istanbul, 2014), Desire For Truth (Eleni Koroneou Gallery, Atene, 2010) e Problems Of Everyday Life (Rodeo, Istanbul, 2008).

Ha partecipato a numerose mostre collettive, tra cui oh, the storm (Rodeo, Londra, 2023), the sea around us (Tavros, Atene, 2022), ανάβασις (Rodeo, Pireo, 2022), The Same River Twice (New Museum / DESTE Foundation, Benaki Museum, Atene, 2019), All Souls Day – Part II (Rodeo, Pireo, 2019), WE (Rodeo, Londra, 2018), Through the Fog: Descripting the Present (State of Concept, Atene, 2016), Dirty Linen (DESTE Foundation al Benaki Museum, Atene, 2015), Nautilus: Navigating Greece (BOZAR, Bruxelles, 2014), DESTE PRIZE 2011 (DESTE Foundation al Cycladic Museum, Atene), Double Double (Workspace Gallery, Gateshead, 2011).

Caroline Courrioux è responsabile delle mostre presso la Villa Medici di Roma dal 2021. Specialista in estetica e studi visivi, lavora sul rapporto tra arte contemporanea, ecofemminismo e immaginari politici. In precedenza, come responsabile della produzione alle Rencontres d’Arles (2015–2021), ha affiancato artisti e progetti espositivi.