Haris Epaminonda, "Chimera," 2019, fotogramma
Extase de l'abîme
Dicembre 17, 2022-Maggio 10, 2023 – Monaco
A cura di Cristiano Raimondi
Con Etel Adnan, Miriam Cahn, Nathalie Djurberg & Hans Berg, Latifa Echakhch, Haris Epaminonda, Anna Franceschini, Nino Kapanadze, Ad Minoliti, Zoe Leonard, Lin May Saeed
La mostra offre un viaggio attraverso un paesaggio artificiale ideale in cui le opere incarnano l’idea del sublime. Ambientata in una narrativa sospesa, gli eventi reali vengono evocati come miraggi della mente. L’incipit di questa finzione è un’opera specifica: il film Super8 digitalizzato Chimera di Haris Epaminonda, presentato alla 58ª Biennale di Venezia nel 2019.
Secondo la mostra, l’abisso può rappresentare un’ampiezza di concetti e stati mentali; liberato dalla consueta connotazione negativa, l’abisso in questa esposizione diventa la condizione iniziale per raccontare l’estasi che il mistero dell’inaspettato può generare. Non vedere la fine o l’inizio di qualcosa fa battere il cuore, un brivido che nasce dal pensiero. L’estasi, ad esempio nello spazio di questa mostra, è il risultato di una molteplicità di emozioni scatenate dal rapporto con i fenomeni naturali, un istante che ci apre all’immensità e «accende l’irrazionale». Una mise en abîme magnetica tra il pensiero dell’artista e l’esperienza dello spettatore. Le emozioni si generano e si sviluppano come frattali sensibili.
Ho sempre amato questa collina solitaria,
ho sempre amato questo siepe che mi nasconde
Tanto di ciò che i miei occhi terreni possono vedere.
Poiché siedo e guardo, tutto calmo e immobile,
Con distanze che si estendono senza limiti
E silenzi che in qualche modo non possono essere
Udite dal mio cuore, che sente un brivido improvviso.
Sembra che queste foglie fruscianti, questo silenzio vasto
Si fondano in uno. L’eternità si avvicina.
I suoni presenti e le stagioni, quelle passate a lungo
Diventano un mare di vite e morti infinite.
Il mio pensiero è sommerso, eppure non muore:
Si tuffa in dolci, rinfrescanti profondità.
Giacomo Leopardi, L’infinito, 1819
Nota: la mise en abyme – più raramente scritta mise en abîme o, arcaicamente, mise en abyss – è un processo di rappresentazione di un’opera, un’immagine dentro sé stessa; ad esempio nel fenomeno del “film dentro il film”, o anche nell’incorporare la stessa immagine ridotta all’interno dell’immagine.
Photo François Fernandez