Multiple Filters
Giugno 17, 2025 – Monaco
Con Jules Blin, Jingyi Hu e Maëva Pillon
Per il secondo anno consecutivo, La Società delle Api accoglie i diplomandi del master del Pavillon Bosio – École Supérieure d’Arts Plastiques et de Scénographie – per il loro esame finale, ospitato negli spazi espositivi di Le Quai a Monaco. Dopo due giorni di presentazioni, i tre studenti presentano un allestimento che mette in relazione le loro pratiche individuali all’interno di uno spazio condiviso: Multiple Filters.
NOTE BIOGRAFICHE
Jules Blin
Attraverso forme di raccolta dati virtuali e fisiche, mi muovo lungo le linee tracciate di una memoria queer condivisa — quella di un atto di libertà attraverso l’incontro dei corpi. Mi insinuo nelle maglie nascoste di una rete che ha trovato nel tempo e nelle culture diverse modalità di esistenza per rendersi visibile e riconoscibile. Reinventarsi per contrastare gli attacchi repressivi di una società eteronormativa. Riformarsi. Il cruising, un tempo gesto spontaneo e innocente, rivela l’eco di una rivolta e un potente desiderio di esistere attraverso l’invisibile.
Jingyi Hu
Il mio lavoro esplora un percorso sensoriale, introspettivo e poetico del sé. È ancorato all’esperienza del sogno, del doppio e a una relazione lenta e contemplativa con il mondo. Ispirata da autrici come Laura Vazquez e Qiu Miaojin, o da cineasti quali Apichatpong Weerasethakul, Bill Viola, Basma al-Sharif e Mary Helena Clark, così come dal cinema sperimentale americano, la mia pratica combina scrittura, immagine e suono sperimentale, con particolare attenzione alla grana dell’immagine e alla sensibilità della materia. Cerco di far emergere ciò che sfugge, ciò che fluttua, ciò che non è facilmente dicibile — uno stato mentale vicino al sogno, a una lieve allucinazione — in cui la percezione si apre ad altri modi di sentire.
Maëva Pillon
Sviluppo una pratica di pittura figurativa e realistica, incentrata su frammenti della vita quotidiana. I miei soggetti — mani, piedi, scarpe, oggetti — sono motivi aneddotici, quasi insignificanti, ma che, una volta isolati e dipinti, resistono al tutto insistendo sulla propria presenza. Lavoro a partire da fotografie scattate spontaneamente con il telefono, nel mio appartamento o nei luoghi che attraverso. Non metto in scena i soggetti; cerco piuttosto la spontaneità, le composizioni accidentali, le pieghe naturali degli abiti, i contrasti di materia o di luce che attraggono la mia sensibilità. La scelta dei soggetti segue così una logica di raccolta più che di serie. Prestando particolare attenzione agli elementi della quotidianità che non vengono più nominati, cerco di riconquistare la realtà, di rinnovare lo sguardo e di sottrarli ai loro quadri sociologici. Celebro la banalità, il reale.