song without an ending

Aprile 14-Luglio 22, 2022 – Monaco

A cura di Cristiano Raimondi

 song without an ending consist in diverse grandi pitture, appese direttamente alle pareti e realizzate con tessuti di cotone. Queste opere monumentali, che vanno dai tre ai dieci metri di lunghezza, si ispirano alle stampe giapponesi ukiyo-e, prodotte nella città di Edo tra il XVII e il XX secolo, un periodo di ricchezza e pace in cui il mondo dell’arte fioriva. Altre fonti importanti di ispirazione per queste opere sono l’arte bizantina e la cultura greca, parte anche del patrimonio personale dell’artista: eroine mitiche, storiche e fantastiche come Medea e Medusa compaiono attraverso allegorie, immagini e suggestioni, dando vita a paesaggi onirici in cui realtà e finzione si intrecciano.

© Evan Bourgeau

Muovendosi tra due e tre dimensioni e con un forte interesse per l’aspetto decorativo, le pitture incorporano tutte queste referenze in maniera molto dinamica e teatrale, creando una nuova narrativa originale, popolata non solo da figure umane ma anche, e soprattutto, da animali. La rappresentazione del mondo animale e naturale è profondamente legata alla sensibilità dell’artista, particolarmente segnata dagli eventi disastrosi avvenuti in Grecia la scorsa estate, quando un incendio durato giorni colpì l’isola di Eubea, distruggendo foreste, costringendo all’evacuazione dei villaggi e uccidendo molti animali come conigli, pecore, cani, uccelli e cervi. Un evento che ha mostrato la fragilità del mondo in cui viviamo e delle creature che lo popolano; una fragilità che ha colpito personalmente Sofia Stevi negli ultimi anni, e che ha sentito il bisogno di trasporre allegoricamente nelle sue pitture.

Il modo di guardare il mondo e rielaborarne gli eventi ricorda la sensibilità di un poeta il cui mezzo, però, non sono le parole; le opere di Stevi sono come poesie dipinte, i cui soggetti sono effimeri, “fatti della sostanza dei sogni”, citando Shakespeare, uno dei riferimenti letterari a lei più cari. La domanda che l’artista si pone è, di fronte a questa fragilità transitoria: qual è il ruolo dell’artista? Qual è il suo dovere, come dovrebbe confrontarsi con il mondo e i suoi eventi e, soprattutto, cosa può lasciare dietro di sé e per quanto tempo.

La mostra affronta tutti questi temi creando un dialogo tra le opere, collegate tra loro e capaci di generare una sorta di paesaggio in cui il pubblico può passeggiare, vivere e godere dell’esperienza culturale. I visitatori sono letteralmente circondati da queste pitture, che possono osservare da vicino e “abitare”, riconoscendo i soggetti e seguendo le loro storie, come se si trattasse di una performance teatrale oltre che artistica.