Women are Beautiful
Marzo 28-Maggio 16, 2025 – Monaco
A cura di Valérie Da Costa
Con Carla Accardi, Nathalie Du Pasquier, Marisa Merz, Cinzia Ruggeri
Carla Accardi, Segno rosa, 1967, Pittura su Sicofoil, 50 × 50 cm. Courtesy dell'artista e di Collezione Silvia Fiorucci, Monaco.
La mostra Women are Beautiful riunisce quattro artiste italiane di generazioni diverse, attive tra Milano, Roma e Torino. Il loro lavoro ha attraversato e segnato in modo significativo l’arte italiana dalla seconda metà del XX secolo fino a oggi, offrendo una riflessione sulla pittura, la scultura e il design.
Con l’obiettivo di mettere in luce la singolarità delle loro pratiche, la mostra propone un’introduzione al modo in cui le artiste donne in Italia hanno guardato all’arte nel periodo compreso tra gli anni Sessanta (nel caso delle opere più storiche, come i dipinti di Carla Accardi) e gli anni Dieci del Duemila (per i lavori più recenti di Marisa Merz e Nathalie Du Pasquier), senza dimenticare Cinzia Ruggeri, attiva principalmente tra gli anni Ottanta e Novanta.
Sebbene non sia mia abitudine utilizzare titoli in lingua inglese, Women are Beautiful si è imposto immediatamente come un’affermazione assertiva per evidenziare la potenza creativa delle donne. Una potenza che, fino a tempi recenti, è stata poco considerata e che continuiamo ancora oggi a (ri)scoprire.
Il titolo della mostra richiama anche l’ambiente pittorico realizzato nel 1992 dall’artista Tania Mouraud per il patio della Scuola di Belle Arti di Tourcoing. Con lo stesso nome, l’opera consisteva in una frase unica (Woman is Beautiful) scritta a terra con lettere fluorescenti allungate, rendendone impossibile la lettura. Era accompagnata dai nomi di artiste delle avanguardie storiche (Werefkin, Rozanova, Goncharova, Stepanova…) scritti in modo leggibile sopra le arcate del patio: un modo radicale di rendere omaggio a quelle artiste moderne dimenticate.
Women are Beautiful si apre con Carla Accardi (1924–2014) e si radica nella sua ricerca pittorica. Figura centrale dell’astrazione italiana, Carla Accardi è stata attiva a Roma dalla fine degli anni Quaranta.
Vicino al gruppo Forma 1, di cui era l’unica donna, ha sviluppato un’astrazione composta da segni colorati. A metà degli anni Sessanta, è passata dalla tela al Sicofoil. Dipingendo con colori fluorescenti su questa plastica trasparente, ha ripensato non solo la superficie pittorica, ma anche il rapporto della pittura con lo spazio. Accanto alla pittura, ha realizzato installazioni abitabili, come la serie delle Tende, iniziata negli anni Sessanta, o Ambiente Arancio (1966–68).
Marisa Merz (1926–2019), sua contemporanea, lavorava a Torino a partire dagli anni Sessanta. Nella sua opera ha rielaborato gesti associati alla femminilità (lavorare a maglia, cucire), utilizzando però materiali industriali (alluminio, rame), che ha riappropriato a fini artistici. In questo modo ha dato forma a bozzoli realizzati con fogli di alluminio o a tele tessute con fili di rame. È stata l’unica donna a far parte di Arte Povera nel momento della sua nascita, alla fine degli anni Sessanta.
A partire dagli anni Ottanta, il suo lavoro ha preso una nuova direzione. Si è interessata ai volti, un soggetto che per lei è diventato totalizzante e che le ha permesso di rappresentare ogni tipo di volto. Nei decenni successivi, ha disegnato, dipinto e scolpito instancabilmente volti, lasciandoli affiorare anche come parte del suo pensiero, sotto forma di aforismi:
«È un volto ma il suo apparire è attraverso spazi luoghi di geometria – confini di rilievi – vuoti luminosi – punti di incontri distanti tra ma coincidenti per –»
[Marisa Merz, LaM–Fonds Mercator, Lille–Bruxelles, 2024, s.n.]
Diversi disegni e dipinti, insieme a una scultura (una piccola testa montata su un treppiede), sono riuniti in una sala immersa nell’oscurità. Questa black box invita a entrare in uno spazio intimo che accoglie opere il cui soggetto è la rappresentazione del corpo.
Il lavoro di Marisa Merz dialoga con Colombra (1990), una chaise longue imbottita in tessuto di Cinzia Ruggeri (1942–2019), che rappresenta un corpo stilizzato e allungato, collocandosi a metà strada tra opera non funzionale e oggetto d’uso.
Fashion designer per Bloom, il marchio di abbigliamento femminile da lei fondato all’inizio degli anni Settanta, Cinzia Ruggeri ha collaborato negli anni Ottanta con Studio Alchimia e con il designer Alessandro Mendini. Eludendo l’idea che un oggetto o un capo di abbigliamento debbano essere funzionali, i lavori di Ruggeri oscillano con gioia e ironia tra le “discipline” (arte, design, moda) e rifiutano ogni categorizzazione, per meglio celebrare la propria porosità. Così, un paio di stivali assumono la forma dell’Italia (Stivali Italia, 1986–2018) e un abito quella di una ziggurat (Abito ziggurat, 1984–85).
«Non ritengo che ci siano confini tra le cose che ci circondano. Mi interessa l’abito quanto lo spazzolino da denti e la pentola… Dove c’è qualcosa che mi annoia mi viene il desiderio di modificarlo. Vorrei sempre aggiungere un’emozione all’oggetto. Ho sempre voluto fare l’artista, poi piano piano mi è venuta la voglia di applicare l’arte a tutto quello che potevo.»
[Anna Lombardi, Cinzia Ruggeri, Juliet, n. 36, aprile–maggio 1988, p. 36]
La mostra si chiude con dipinti e sculture di Nathalie Du Pasquier (nata nel 1957), membro di Memphis, il gruppo fondato da Ettore Sottsass nel 1981, che ha profondamente influenzato il design attraverso forme, materiali e colori. Per Memphis, Nathalie Du Pasquier ha creato numerosi motivi tessili, arredi e oggetti. Pur non avendo mai abbandonato il disegno, è solo nel 1987 che la pittura entra nella sua pratica. In continua evoluzione e spesso incentrata sulla natura morta, nel tempo la sua ricerca si è sviluppata in quello che potremmo definire uno studio chiaro e rigoroso della prospettiva. I punti prospettici che compaiono nelle sue nature morte di oggetti richiamano le composizioni puriste degli anni Venti di Amédée Ozenfant e Le Corbusier, o quelle di alcuni artisti della Nuova Oggettività, loro contemporanei, che miravano anch’essi a rendere la pittura più leggibile.
Da allora, i motivi nelle tele di Nathalie Du Pasquier sono diventati più colorati e geometrici e, insieme agli assemblaggi scultorei realizzati con pezzi di legno dipinto, condividono un’estetica comune, propria di una pittura costruita architettonicamente. La mostra presenta l’evoluzione della sua pratica pittorica dai primi anni Duemila alla fine degli anni Dieci, chiudendo idealmente il cerchio dall’astrazione di Carla Accardi a quella di Nathalie Du Pasquier.
L’allestimento è stato progettato da due giovani designer, Illona Rougemond-Mosconi e Maria-Magdalena David, entrambe diplomate alla Scuola di Belle Arti e Scenografia – Pavillon Bosio di Monaco. La loro proposta minimale ed elegante gioca con le trasparenze, crea un ritmo nello spazio espositivo e offre nuove prospettive su alcune opere di Carla Accardi, Marisa Merz e Nathalie Du Pasquier.
NOTE BIOGRAFICHE
Valérie Da Costa è storica dell’arte, critica e curatrice. È professoressa di Storia dell’arte contemporanea all’Università Paris 8 Vincennes–Saint-Denis. Ha scritto ampiamente sull’arte italiana e ha curato numerose mostre. Tra i suoi progetti più recenti di scrittura e curatela figurano Paul Thek in Italy 1962–1976 (Les presses du réel, 2022); Vita Nuova. New Challenges for Art in Italy 1960–1975 (MAMAC, Nizza, 2022); e Paul Thek (MAMCO, Ginevra, 2024). È curatrice della mostra Claire Vasarely: une vie dans la couleur (Fondation Vasarely, Aix-en-Provence, 14 giugno 2025 – 15 febbraio 2026).
Carla Accardi (1924–2014), pittrice italiana attiva a Roma.
Nathalie Du Pasquier (nata nel 1957), artista e designer francese attiva a Milano.
Marisa Merz (1926–2019), artista italiana attiva a Torino.
Cinzia Ruggeri (1942–2019), artista e designer italiana attiva a Milano.